In Italia vivono 60 milioni di animali domestici tra cui 7 milioni di cani e 7,5 milioni di gatti all’incirca.

È una rivoluzione culturale?

Purtroppo, no.

La società si caratterizza invece per un arrogante e consolidato antropocentrismo che lascia agli uomini liberi di banalizzare, disprezzare, strumentalizzare e abusare gli animali negando loro dignità e diritti.

Ma gli animali non sono beni di cui disporre, status symbol da sfoggiare, non servono a compensare velleità genitoriali inespresse, non sono i surrogati di carenze affettive e neppure il capro espiatorio su cui sfogare rabbia, frustrazioni e aggressività.

Noi vogliamo sovvertire questo ordine precostituito: è ora di relazionarci con la biodiversità nel rispetto di tutte le forme di vita.

La domanda da porsi non è se l’animale è “quasi” intelligente come noi o più di noi, se soffre come noi o se pensa come noi.

Gli individui non umani hanno sviluppato intelligenza e senzienza diversa da quella dell’uomo e non è più concepibile guardare agli altri esseri viventi come oggetti o strumenti né pretendere di antropomorfizzarli e sottometterli.

Impariamo a conoscere l’animale, a rispettarne le naturali propensioni e andargli incontro costruendo RELAZIONI, nella piena consapevolezza e nel rispetto della sua diversità e conseguentemente, delle sue reali esigenze.

Le relazioni nascono laddove ci sono attitudini alla scoperta, momenti di incontro, occasioni di collaborazione e percorsi di crescita.

Il nostro obiettivo è rivoluzionare la visione dell’animale inteso come oggetto, superare il concetto dell’animale da affezione e riconoscere ad ogni animale la sua personale individualità.

Certamente non è facile educare le persone a costruire relazioni con gli animali ma la nostra strategia è quella di lavorare sulle piccole cose della quotidianità perché tanti errori vengono fatti per ignoranza e non per cattiveria.

L’educazione preventiva dell’umano evita dolori e frustrazioni, induce alla responsabilità e riduce la conflittualità con l’individuo non umano laddove si è convinti di farne il “presunto” bene.

  • Vogliamo parlare degli animali come uno tra i privilegi più rari di cui possiamo godere.
  • Vogliamo raccontare di sorrisi, risate, emozioni e sentimenti.
  • Vogliamo parlare di loro e con loro.
  • Ma senza urlare.

Poco alla volta, interrogando la coscienza e oltrepassando i confini delle convenzioni quotidiane.

Perché uomo e animale diventino l’uno la salvezza dell’altro.